‘Aigrette’: ciuffi di piume divenuti moda
Il termine aigrette è un sostantivo femminile invariabile, di derivazione francese (a sua volta dal provenzale aigreta, dim. di aigron ‘airone’), che ha come prima accezione ‘ciuffo di penne che alcuni uccelli hanno sul capo, sul petto e sul dorso’, attestato secondo la lessicografia italiana a partire dal 1896.
La parola, di cui in italiano si conoscono vari sinonimi (asprì, egretta, pennacchio e pennacchietto), si carica, tuttavia, ben presto di un altro significato, ossia quello di ‘ciuffo, pennacchio di penne o peli applicato per ornamento a un cappello’, passando così, come spesso avviene, dall’àmbito della zoologia a quello dell’abbigliamento.
Nella moda l’aigrette era usata come ornamento per le acconciature femminili già alla fine del Settecento e inizio dell’Ottocento, soprattutto durante lo stile Impero (cfr. Mariella Azzali, Dizionario di costume di moda, Roma, Carlo Mancosu, 2018), in cui la piuma poteva essere accompagnata o sostituita anche da piccoli gioielli che imitavano la forma del ciuffo di penne, come testimoniano alcuni ritratti di diverse nobildonne, come quelli di Matilde Querini da Ponte (Fig. 1) o della regina Maria Antonietta.

L’aigrette non era soltanto un ornamento riservato alla moda femminile, ma abbelliva anche l’abbigliamento dei maharaja indiani (si veda, ad esempio, la foto del maharaja Bhupendra Singh, conservata alla National Portrait Gallery di Londra o si legga il seguente passo tratto da Sessanta Racconti di Dino Buzzati del 1958: «un pingue principe indiano non bene identificato stava addormentandosi e al ritmo del respiro l’aigrette del turbante oscillava su e giù», cfr. P. D’Achille, K. De Vecchis, Da aigrette a zucchetto: i termini dell’abbigliamento nella narrativa «del Novecento e contemporanea», in La moda francese e italiana (1880-1980), a cura di P. D’Achille e M. T. Zanola, Firenze, Cesati, 2025, pp.271-300) e, in Italia, dei Carabinieri reali.
Tuttavia, in italiano le prime attestazioni, tutte precedenti alla data indicata dai dizionari, mostrano l’impiego del termine, in riferimento alle divise degli ufficiali e alla moda femminile (Fig. 2), soltanto nella seconda metà dell’Ottocento:
[1] Ogniqualvolta i comandanti di Corpo vestano la gran montura colla sciarpa, o si rechino a Corte, oneranno il keppy col pennacchietto (aigrette)(Appendice al Regolamento dei Carabinieri Reali (disciplina, licenze, avanzamento), Napoli, Stabilimento Tipografico degli Scienzieti, Letterati ed Artisti, 1862, p. 23)
[2] Il cappello Lamballe è di velluto nero con nastri bleu e neri fermati con gran fibbia di madreperla, un piccolo rosario di perle bleu con nel mezzo un’aigrette bleu, sta alla parte sinistra (Giuseppina Massara, Corriere della moda, in L’Aurora. Periodico d’istruzione e di educazione, 15/11/1873, pp. 523-525, a p. 525)

La moda dell’aigrette, soprattutto come ornamento femminile, perdura ancora a inizio Novecento – così come testimonia, per l’italiano, Alfredo Panzini: «voce francese, ed indica quel “ciuffetto” che alcuni uccelli, pavone, gufo, airone, portano sul capo. Per analogia è così chiamato quel pennacchio di sottili e gemmate piume, che s’eleva rigido sul cappello delle signore. L’uso di tal moda risale in Francia ai tempi di Enrico II e durò, salvo rare interruzioni, sino a’ di nostri» (A. Panzini, Dizionario moderno, Milano, Hoepli,1905) – spegnendosi nel secondo Novecento, dopo aver raggiunto la sua acme durante l’Art Dèco (1908-1931) (Fig. 3, Fig.4) e negli anni Quaranta, soprattutto nell’àmbito teatrale e dello spettacolo (cfr. Antonio Donnanno, Modabolario, Milano, Ikon, 2011), fatto salvo per alcuni recuperi da parte dell’alta moda: si pensi, soprattutto alla collezione autunno 1997 di John Galliano per Dior, ispirata in particolare all’epoca vittoriana e alla Belle Époque.

Fig. 3 : Turquoise. – Chapeau du soir. Velours coulissé et poufs aigrette . Création Rose Valois (« Art goût beauté », février 1931, p. 14).

Fig. 4 : Mme REVEL était comme toujours une merveille d’élégance ; le bleu de son ensemble semblait d’une délicatesse de ton jamais égalée jusqu’ici. La, longue cape de drap recouvrait une robe de crêpe léger et sa coiffure était faite de crêpe torsadé et d’aigrettes de même couleur (« Femina », août 1937, p. 22).
A cura di Kevin De Vecchis

