Comunicare il velluto: ieri e oggi
Il velluto, tessuto caratterizzato da un verso in cui è presente uno strato di pelo raso più o meno fitto, ha una storia antica e affascinante: introdotto tra Asia Centrale, Iran e Iraq nel XIII secolo, conobbe un grande successo in tutta l’Europa, in particolare in Italia nelle città di Genova, Venezia, Firenze, Pisa e Amalfi. Simbolo di prestigio, il velluto, dopo un periodo di decadenza verso la fine del XX secolo, è tornato di moda nei tempi più recenti. Dalla forte connotazione estetica e sensoriale, il velluto è anche di grande interesse per la varietà e l’evoluzione della sua terminologia.
Già nella prima metà del XX secolo, testi tecnici e riviste di moda del contesto francese (Calvi, Dankova 2025) parlano del velluto, nonostante diverse siano le informazioni messe in risalto. In ambito tecnico, il velluto viene comunicato come un prodotto, risultato di una tecnica precisa. Se ne presentano gli elementi che fanno riferimento al processo di produzione (es. velluto di trama/ velours par trame), all’effetto di superficie (es. velluto a coste/ velours côtelé o à côtes, Fig. 1) o alla principale fibra tessile utilizzata nella fabbricazione stessa (es. velluto di seta/ velours de soie). La comunicazione è funzionale, volta a descrivere con accuratezza le caratteristiche tecniche del tessuto. Ben diversa è invece la situazione nelle riviste di moda. Pochi i termini specialistici e in ogni caso utilizzati per evocare un’immagine o suggerire un valore estetico. Il focus è posto sulla percezione del velluto, sul suo valore simbolico: colori (es. velluto nero/ velours noir (Fig. 2), velluto verde mandorla/ velours verte amande) ed elementi decorativi (es. velluto a fiori/ velours à fleur) sono gli aspetti di più rilevanza per i lettori e le lettrici interessati a scoprire le ultime tendenze di moda.
Nel periodo contemporaneo (2010-2023), si osservano scelte simili. Nei testi tecnici, il termine velluto, descritto come un tessuto tradizionale, la cui tecnica della tessitura compare tra quelle fondamentali nell’industria tessile, è all’origine di termini complessi che rinviano ai processi di produzione (es. velluto astrakan/ velours astrakan). Mentre, in riviste di moda, come «Elle» e «Marie Claire», vengono fornite informazioni di natura enciclopedica, relative al materiale (ex. velluto di cotone/ velours de coton), al colore (es. velluto giallo senape/ velours jaune moutarde), alla decorazione (es. velluto decorato da fiori/ velours décoré de fleurs) e alla qualità del tessuto (es. velluto di alta qualità/ velours haut de gamme). Per i materiali, accanto alle fibre di origine naturale, sono menzionate anche fibre artificiali (es. velluto in viscosa/velours en viscose) e sintetiche (es. velluto in poliestere/ velours de polyester), con particolare attenzione alla sostenibilità. Il velluto è descritto per iperbole (es. tendenza imbattibile/ tendance indétrônable), per personificazione (es. il velluto seduce/ le velours séduit) come un tessuto lucido e morbido, che oggi è riuscito a fare il suo grande ritorno.
Il velluto è stato e continua a essere un tessuto che fa parlare di sé: gli aspetti da valorizzare nella sua descrizione e presentazione sono una scelta comunicativa, da ponderare in funzione dei destinatari e degli obiettivi specifici di ciascun ambito.


A cura di Silvia Calvi e Klara Dankova

