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‘Soie artificielle’: storia di una denominazione all’epoca dello sviluppo industriale

Fin dal XVII secolo, gli uomini hanno cercato di riprodurre la sostanza secreta dal baco da seta per creare una fibra artificiale. È Robert Hooke che, nel 1667, è tra i primi ad avere l’idea di produrre seta in modo artificiale. Un secolo dopo è seguito da Réaumur (1734) e, nel XIX secolo, da scienziati come Crookes e Welston (1855). Il primo tentativo industriale di successo è tuttavia quello di Hilaire de Chardonnet, che nel 1885 produce la prima fibra di seta artificiale.  

Il termine francese soie artificielle compare già nel XVIII secolo, come documentato nell’edizione del 2 maggio 1777 degli «Affiches, annonces et avis divers du Dauphiné» (p. 27). Il Petit Robert (2025) ne attesta l’uso dal 1889, anno in cui Hilaire de Chardonnet presenta ufficialmente la sua invenzione al pubblico in occasione dell’Esposizione Universale. Tuttavia, lo stesso Chardonnet non usa mai questa espressione, ma descrive la sua fibra come un “prodotto che può essere filato e che assomiglia alla seta”. Il termine soie artificielle è diventato popolare soprattutto grazie al linguaggio comune, per via della sua semplicità e della somiglianza con la seta naturale. 

La seta artificiale è percepita inizialmente come “un sostituto della seta naturale” («Les Modes : revue mensuelle illustrée des arts décoratifs appliqués à la femme», maggio 1929, p. 4). Verso la fine degli anni ‘20, i filati di seta artificiale ottengono un riconoscimento sempre maggiore: “non competono con la seta naturale, ma rivaleggiano con essa in bellezza” («Les Modes : revue mensuelle illustrée des arts décoratifs appliqués à la femme», maggio 1929, p. 4).  La nuova fibra trionfa all’Exposition des textiles modernes organizzata nell’ottobre 1929 a Parigi (Fig. 1) («Les Modes : revue mensuelle illustrée des arts décoratifs appliqués à la femme», novembre 1929, pp. 6-25) e trova presto il suo utilizzo nel dominio della moda sportiva, grazie alle sue proprietà di morbidezza e comfort: “È piuttosto difficile, qualunque cosa si pensi, essere ben vestiti per lo sport […]. Si tratta quindi di trovare un tessuto che abbia un aspetto gradevole, si adatti a tagli speciali e a tutti i movimenti. […] L’indemagliabile ha a volte un aspetto opaco, a volte brillante, ma sempre quei colori affascinanti che fanno parte delle qualità della seta artificiale” («Femina», maggio 1934, p. 30). La seta artificiale si afferma anche nella haute couture (Fig. 2), nonostante i suoi detrattori (Fig. 3) che sostenevano che “la seta naturale è molto più bella di quella artificiale” («Être belle», novembre 1933, p. 15) e “qualunque cosa si provi a fare, solo la seta naturale sarà davvero lussuosa” («Femina», dicembre 1928).   

Per evitare la confusione tra fibra artificiale e seta naturale, la legge francese dell’8 luglio 1934 vieta l’uso del termine soie artificielle, sostituendolo con rayonne, formato sul modello di rayon, utilizzato negli Stati Uniti. Questo cambiamento viene acclamato dalla rivista «Femina» (settembre 1934, p. 28), che parla del “battesimo della seta artificiale”: “Questo beniamino dei tessuti non aveva finora un nome proprio e l’aggettivo che si aggiungeva al vecchio termine sembrava peggiorativo. Chiamare questo filo soie artificielle significava considerarlo come un parente povero, e non come un nuovo arrivato di cui in realtà non si è ancora valutato il valore. D’ora in poi sapremo quindi che si chiama rayonne, evocando i riflessi fluidi che scivolano nei nostri rasi”. Questo termine è più valorizzante e mira a dare alla nuova fibra un’identità propria, indipendente dalla seta naturale.  

Fig. 1 : l’Exposition de LA SOIE ARTIFICIELLE DE CALAIS (1929) : Robe d’après-midi – pyjama – robe d’après-midi (« Les Modes : revue mensuelle illustrée des arts décoratifs appliqués à la femme novembre », 1929, p. 14).

Fig. 2 : « Pour vous plaire », cette originale et ravissante robe du soir, garnie de blanches plumes de coq, est en « flamisol » blanc, cet autre tissu en soie artificielle devenu pour ainsi dire classique, création Mirande (ANCne Mon Doucet). (« Les Modes : revue mensuelle illustrée des arts décoratifs appliqués à la femme », décembre 1929, p. 15).

Fig. 3 : « Les vraies élégantes portent de vrais bijoux et de la vraie soie. Exigez toujours, Madame, de la soie naturelle et jamais vous n‘aurez de mauvaises surprises. » (« Femina », Noël 1929)

A cura di Klara Dankova